Questo percorso parte dal vissuto: episodi, mestieri, errori, cose imparate senza accorgersene. Sono i pezzi più vicini alla narrativa e quelli in cui compaio di più in prima persona, con il limite che mi sono dato — non chiudere mai con una lezione.
Per sei mesi ho fatto quello che sapevo di non dover fare, e sapevo anche perché. Non mi ha impedito niente: ha solo reso presentabile la decisione di entrare.
Dell'essere stati esclusi da ragazzi si ricorda il dolore. Si dimentica che quella posizione non diceva niente di noi: era solo un posto in una classifica che si muove da sola.