Nella UK Biobank, su centotrentatré caratteristiche misurate in quasi ottantamila coppie, i due valori più alti in assoluto sono l’anno di nascita, con una correlazione di 0,87, e la latitudine del luogo dove i partner sono venuti al mondo, 0,65.
Di differenza nelle relazioni si parla quasi sempre come di un dosaggio: quanto ci assomigliamo di carattere, di gusti, di idee politiche. La graduatoria vera comincia altrove, all’anagrafe e sulla carta geografica, e prosegue con il titolo di studio, che nella stessa ricerca arriva a 0,55 su quasi due milioni di coppie.
Sono numeri scomodi, perché descrivono somiglianze che nessuno ha mai messo in un elenco di requisiti. Chi ha mai scelto qualcuno per il suo anno di nascita?
Cercare chi ci somiglia viene raccontato come una prudenza: si sceglie il legame che espone meno. Ma quella somiglianza, quando arriviamo a sceglierla, è già arrivata da un pezzo, dalla scuola, dal quartiere, dagli orari.
La differenza nelle relazioni non cade dove la cerchiamo
I numeri vengono da Tanya Horwitz e dai suoi colleghi dell’Institute for Behavioral Genetics del Colorado, che hanno riunito 199 studi su ventidue caratteristiche. In cima alla loro classifica stanno i valori politici, 0,58, la religiosità, 0,56, e il titolo di studio, 0,55, con un’avvertenza che conviene tenere: il primato politico poggia su undicimila coppie, il titolo di studio su quasi due milioni.
In fondo alla stessa classifica ci sono i tratti di personalità. Estroversione 0,08, nevroticismo 0,11, gradevolezza 0,11, coscienziosità 0,16, apertura all’esperienza 0,21.
È il rovescio esatto di come ne parliamo. Il carattere è la dimensione che accusiamo di renderci comodi, quella dello specchio e della camera d’eco, ed è quella su cui due partner si somigliano meno di ogni altra cosa misurata.
I limiti li dichiarano gli autori. I campioni vengono quasi tutti da Europa e Stati Uniti; i partecipanti della UK Biobank erano fra i quaranta e i sessantanove anni, più sani e meno poveri della media britannica; le coppie dello stesso sesso sono state tenute fuori, perché a loro dire chiedono un’analisi a sé.
Una sola caratteristica su centotrentatré va nella direzione opposta, e vale 0,18 al contrario. È il cronotipo: l’unica cosa su cui gli opposti si attraggono davvero è l’ora in cui vanno a letto.
Somigliarsi e incontrarsi non sono la stessa operazione
Gli autori distinguono tre strade verso lo stesso risultato. Nella prima due persone si scelgono direttamente per una caratteristica. Nella seconda, che chiamano omogamia sociale, il legame nasce dentro uno strato già delimitato da fattori sociali, le reti di conoscenze per esempio. Nella terza i due si assomigliano col tempo, stando insieme.
Il titolo di studio, scrivono, può correlare così tanto anche solo perché ci si sceglie dentro una professione. E aggiungono che i loro dati sono fotografie di coppie già formate, quindi non dicono niente su come quelle coppie si siano selezionate.
Su una coppia qualunque, allora, la ricerca non stabilisce quale delle tre strade sia stata percorsa. Il pezzo che avevo scritto a gennaio dava per acquisita la prima: se ti somiglia, l’hai scelto per quello, e l’hai scelto per non rischiare.
Vale la pena guardare da dove arrivano le presentazioni. The Atlantic raccoglie la nostalgia per l’amico che ti presenta qualcuno, e la mette accanto all’ipotesi che sia il dating online, per quanto sfiancante, a produrre un mondo più mescolato. Un amico pesca nella propria cerchia. La sua cerchia è uno strato.
Che gli strati non siano fatti solo di gusti, ma di contratti e di affitti, l’ho scritto altrove.
Il bacino non lo sceglie chi cerca
L’obiezione è la più seria che si possa fare a tutto questo: se la somiglianza arriva dal contesto, allora nessuno risponde più di niente, e spiegare diventa un modo elegante per smettere di scegliere.
Ma nessuna decisione viene tolta. Si sposta soltanto il momento in cui la prima è già stata presa, e si sposta molto indietro rispetto a dove guardiamo: alla scuola scelta a diciotto anni, al lavoro che riempie le sere invece dei pomeriggi, alla città in cui si è finiti per un contratto.
Chi lavora nella ristorazione conosce persone che lavorano nella ristorazione. Chi passa le giornate in un’aula conosce chi sta nella stessa aula. Non sono preferenze in fatto di partner. Sono i posti in cui si passano le ore. E fuori dalle cerchie che uno ha già, ci si fida poco, in misura diversa a seconda di quanto si è studiato.
E il consiglio che circola da vent’anni, apriti alla differenza, esci dalla tua comfort zone, non cercare il tuo riflesso, arriva a qualcuno che quel margine se l’è già visto restringere da cose che con l’amore non c’entrano niente.
A gennaio quel consiglio l’ho dato anch’io, su questa pagina. Scrivevo che scegliere chi ci somiglia è un modo per rischiare meno, e non mi sono chiesto una volta da dove venissero le persone a cui lo stavo dicendo. Chi è arrivato qui cercando il coraggio di amare qualcuno di diverso se l’è sentito chiedere al momento sbagliato: quello giusto era passato da un pezzo, e allora non sembrava una decisione sentimentale.
Quanto vi somigliate non ve lo sta chiedendo nessuno
Resta un ultimo dato, e sposta la domanda. Due ricerche recenti su campioni diversi arrivano alla stessa conclusione: quanto due partner si somiglino davvero non predice la qualità del loro rapporto, mentre quanto credono di somigliarsi sì, e quello che pesa di più è la fiducia di aver capito come ragiona l’altro.
Gli stessi autori notano che le coppie si stimano più simili di quanto i questionari le trovino.
Il che rimette in discussione i termini. Siamo compatibili e siamo troppo diversi non sono due misurazioni con esiti opposti: sono due racconti costruiti sopra lo stesso materiale, e nessuno dei due lo descrive bene.
Chi si è scelto sapendo perfettamente su quale segnale stava scegliendo è raro. Restano due persone arrivate dallo stesso strato che si raccontano di essersi trovate, oppure due persone dello stesso strato convinte di venire da mondi lontani. Nessuna delle due storie è stata ricavata da una misura: sono state scritte dopo.

Gli articoli ti parlano?
Iscriviti alla Newsletter, ogni sabato mattina invio un pensiero che non trovi altrove.

Vero, è la differenza di potenziale, in estrema sintesi, che crea “energia”!