Illustrazione line art in bianco e nero di due persone che camminano insieme su una strada tra le colline, simbolo di relazioni durature e continuità nel tempo. Illustrazione line art in bianco e nero di due persone che camminano insieme su una strada tra le colline, simbolo di relazioni durature e continuità nel tempo.

Scegliamo sull’entusiasmo e poi ci stupiamo che non duri

Un messaggio scritto bene lo scrive chiunque. La costanza no, e all’inizio non c’è modo di mostrarla: la si scopre solo dopo averci scommesso.

Le prime volte che vediamo qualcuno scegliamo su un solo segnale, e quel segnale non riguarda la durata. Non è un difetto di attenzione: l’entusiasmo si vede subito, l’affidabilità si vede solo dopo, e non c’è modo di mostrarla in anticipo. Così le relazioni durature diventano rare per un motivo che di romantico non ha niente.

L’inizio, del resto, è stato progettato per costare poco. Esther Perel, terapeuta di coppia a New York, considera Tinder un’app che previene il rifiuto: nessuno dei due scopre di essere stato scelto finché non ha scelto anche lui.

E quando una storia finisce, la spiegazione arriva sempre a giochi fatti, spesso sotto forma di una diagnosi che nessuno ci ha rilasciato.

Le relazioni durature chiedono l’unica cosa che all’inizio non c’è

Le occasioni si sono moltiplicate, e su questo non c’è discussione: app, chat, ambienti in cui la disponibilità si dichiara prima ancora di conoscersi.

Quello che non si è moltiplicato è il passaggio dall’inizio alla continuità, e il motivo sta nel modo in cui scegliamo. L’entusiasmo si produce a comando: basta un messaggio scritto bene, una sera in cui si è in forma, l’interesse sincero di chi in quel momento non ha altro per la testa. È anche il segnale meno costoso della lista, quindi lo emette chiunque, compreso chi fra tre mesi non ci sarà. L’affidabilità invece non ha una versione breve. L’unica prova che esiste è la ripetizione, e la ripetizione chiede esattamente il tempo che a quel punto non ha ancora avuto. Filtriamo all’ingresso sulla sola qualità che sul dopo non dice niente.

Perel osserva che la presenza costante di alternative spinge al confronto, e lo fa sempre a sfavore di quello che si ha: ogni rapporto viene misurato contro quelli che potrebbero ancora arrivare. Nei suoi pazienti più giovani registra una conseguenza più precisa: dicono di conoscere l’eccitazione e di non riconoscere il desiderio, senza il quale una storia lunga è più difficile da reggere.

La cornice larga di tutto questo vale ben oltre i legami, e comincia quando la forma viene vissuta come una perdita di libertà.

L’impegno nella coppia comincia da una rinuncia

Scott Stanley, che all’Università del Colorado studia l’impegno nelle relazioni, lo mette in una forma poco lusinghiera: perché due persone stiano insieme sul serio devono impegnarsi, e impegnarsi significa rinunciare a delle opzioni. Non è la conseguenza della scelta, è la scelta.

Da lì viene un dato che smentisce l’idea del rodaggio sentimentale. Con Galena Rhoades, Stanley trova che chi arriva al matrimonio con più partner o più convivenze alle spalle ha in media matrimoni di qualità peggiore. Una delle spiegazioni è proprio la consapevolezza delle alternative: sa meglio di altri che cosa sta lasciando fuori, e questo rende più difficile entrare fino in fondo.

C’è poi un effetto che si trasmette da una storia all’altra. Leah LeFebvre, che studia comunicazione all’Università dell’Alabama, ha osservato che cosa lascia il ghosting a chi lo subisce: diventa guardingo, meno disposto a investire in chi potrebbe venire dopo, e persino a essere sincero. Il calcolo su quanto convenga sembrare coinvolti è un’altra faccenda e ha una logica sua.

Qui il danno non è strategico. La cautela imparata in un rapporto arriva già pronta in quello successivo, dove chi la incontra non ha modo di riconoscerla per quello che è: gli sembra il carattere della persona che ha davanti.

Chi resta ha smesso di cercare, e nessuno lo dice

C’è una cosa che non torna nel modo in cui viene posta la questione, e il titolo di questo articolo la porta scritta in fronte. Trovare qualcuno che resti mette chi legge nella posizione di chi riceve: la continuità diventa un requisito da verificare nell’altro, come si verifica una referenza.

L’obiezione è seria e non la liquido. Chiedere affidabilità è legittimo, e dire a chi è stato lasciato che dovrebbe pensare a rinunciare invece che a proteggersi sarebbe una predica. Chi si è già trovato dall’altra parte, con una persona che spariva senza spiegazioni o che restava a metà, guarda bene prima di fidarsi, e i margini per esporsi non sono uguali per tutti.

Solo che la durata non è una qualità che si possiede e si mette a disposizione. È il risultato di una sottrazione: una persona ha smesso di guardare altrove, ed è rimasta perché ha rinunciato alle altre. Chiedere di incontrare chi resta significa chiedere che quella rinuncia l’abbia già fatta un altro.

E c’è la parte scomoda. L’unico pezzo della faccenda su cui si ha voce in capitolo è il proprio, e non compare mai nel modo in cui ne parliamo: quante alternative si è disposti a lasciar cadere, e quanto presto. Il criterio con cui scegliamo all’inizio è alla portata di chiunque, e la scarsità di cui ci lamentiamo dopo comincia lì. Sono la stessa cosa detta due volte.

Nessuno ci dirà quando è cominciato

Si possono passare due anni con una persona senza attraversare niente che venga nominato. Ci si vede, poi ci si vede sempre, poi si hanno le chiavi di casa, e di quei passaggi non si sa il giorno.

Che questo non riguardi soltanto le storie si vede da come le persone riescono a legarsi. Vale in generale: quello che non viene riconosciuto non struttura, e un passaggio che nessuno riconosce si consuma nel silenzio.

Da qui la domanda che serve, che non è quanto durerà. È quale rinuncia si è disposti a fare adesso, quando non la vede ancora nessuno.

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