Progetti

Tre libri. Un romanzo pubblicato, un secondo romanzo e un saggio che al momento non hanno un editore. Sono il lavoro degli ultimi dieci anni. Vengono dallo stesso posto degli articoli di questo sito, ma un libro permette una cosa che un blog non permette: seguire un ragionamento fino in fondo, invece di fermarsi al punto in cui si è capito qualcosa.

I tre libri

Nove estati di solitudine - Stefano Menegaldo

Nove estati di solitudine

Ogni estate Luca lascia Milano per la campagna veneta: una nonna inflessibile, una zia che prova a capirlo, pomeriggi lunghi in un posto dove il tempo passa in un altro modo. È un rito che si ripete uguale ogni anno, e ogni anno funziona.

Alla nona estate qualcosa si incrina. Un’amicizia lo costringe a guardarsi da fuori, un diario che non doveva leggere gli dice più di quanto fosse pronto a sapere, e comincia a farsi strada una domanda che prima non c’era: chi sono, quando nessuno mi guarda.

Il romanzo si tiene su quella soglia – il punto in cui si smette di essere bambini – e non la attraversa in fretta. Ci sono una scatola di latta, un’eredità nascosta, una verità di famiglia rimasta sotto traccia per anni; ma non sono congegni da romanzo a incastro, e il libro non li usa per arrivare a una rivelazione. Restano lì, e vengono a galla quando è il momento.

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Segui i tuoi geni - Stefano Menegaldo

Segui i tuoi geni

Nicola Asteris si laurea in scienze cognitive con una tesi poco accademica: che Atlantide non è mai esistita da nessuna parte se non nella testa di chi la immagina, e che serve proprio a questo — a tenere in vista un mondo migliore di quello in cui si vive. La commissione gli nega la lode e gli consiglia di dedicarsi a qualcosa di più concreto.

L’unico docente che non lo aveva liquidato è alle prese con una faccenda sua: la figlia, partita per l’Africa a studiare cosa succede al cervello durante le pratiche sciamaniche, è finita in carcere. Non è stata rapita, come si era detto in un primo momento — è accusata di tentato omicidio. Praticava una tecnica di ipnosi che portava chi la subiva dentro cavità della mente altrimenti chiuse, e sul capo del clan che la ospitava qualcosa è andato storto.

Nicola parte con il professore, e da quel viaggio torna gravemente ferito. È allora che chiede alla ragazza di praticare su di lui la sua tecnica: vuole andare a vedere la sua Atlantide.

La seconda metà del romanzo è quel viaggio, ed è la parte in cui mi sono spinto più lontano: scrivere una mente dall’interno senza avere una mappa di come si fa. Quello che Nicola trova là dentro pone la domanda che regge tutto il libro — quanto di ciò che siamo ci è stato consegnato, e quanto lo costruiamo strada facendo.

Anatomia dei mutamenti sociali - Stefano Menegaldo

Anatomia dei mutamenti sociali

Quando ho cominciato, più di dieci anni fa, cercavo una cosa precisa: la traccia di una società diversa dalla nostra, meno segnata dal dominio, che avesse preceduto le forme che conosciamo. La ricostruzione di Marija Gimbutas sull’Antica Europa sembrava offrirla — comunità neolitiche relativamente egualitarie, poi travolte da popolazioni guerriere venute da fuori.

Più andavo avanti, meno quell’immagine reggeva. Le ricerche successive, comprese quelle genetiche, l’hanno smontata: le linee di provenienza si intrecciano, la frattura netta fra due mondi opposti non esiste. A quel punto la domanda si è rovesciata. Non più dove sia finita una società perduta, ma come si formano, entrano in crisi e si trasformano i legami che tengono insieme le persone.

Il libro segue quella trasformazione in ordine cronologico, dalle prime società organizzate fino a oggi, attraversando archeologia, antropologia, mitologia, biologia e psicologia analitica. Non trova un’origine pura da opporre al presente, né un modello da restaurare: arriva a un campo di tensioni che non si sono mai risolte — fra maschile e femminile, fra appartenenza e separazione, fra natura e cultura.

Dieci capitoli, poco meno di seicento pagine. E il tempo è servito soprattutto per abbandonare l’idea da cui ero partito.

Cosa cerco in un editore

Due dei tre sono scritti, nel senso che hanno una forma che li regge — più o meno la condizione in cui era Nove estati quando l’ho pubblicato. Finiti, non chiusi.

Un libro non lo è mai del tutto, e su un testo che hai in testa da anni a un certo punto smetti di vedere: servono gli occhi di qualcuno che lo legga con competenza e ostinazione, che dica dove cede e dove si poteva osare di più. È questo che mi serve, prima del timbro, della distribuzione e della copertina — e vale anche per quello già uscito.

Se lavori nell’editoria e uno di questi tre ti interessa, scrivimi.