La parte difficile da accettare del ghotul muria non è che ragazzi e ragazze ci dormissero insieme da prima della pubertà: è che ci fosse un incaricato a decidere con chi. Amore e potere nelle relazioni si toccano già qui, prima di qualunque divieto, nel punto in cui qualcuno stabilisce come il desiderio vada distribuito.
Il ghotul era il dormitorio giovanile dei Muria, nell’India centrale. Elwin lo descrive in un volume del 1947, e distingue subito due tipi di dormitorio: in quello che allora stava prevalendo era vietato dormire più di tre notti di fila con la stessa persona.
Il sesso, in quel sistema, era previsto, incoraggiato e insegnato con metodo. Quello che il ghotul proibiva era l’attaccamento.
Il dormitorio dove nessuno può essere scelto troppo a lungo
Elwin distingue due tipi di ghotul, e avverte che confonderli rende incomprensibile tutto il resto. Nel primo, il jodidâr, ogni ragazzo era appaiato a una ragazza e le doveva fedeltà per tutto il tempo che precedeva il matrimonio: lei poteva assumere la forma femminile del titolo che lui portava nel dormitorio, il divorzio era ammesso, l’infedeltà punita. Nel secondo, il mundi-badalna, ogni attaccamento durevole era vietato. Il nome veniva dal gesto di far passare un anello da un dito all’altro.
Lì la regola era quella che Elwin riassume così: nel ghotul, tutti appartengono a tutti. Nessuno poteva dire che una compagna era la sua. I due che dormivano insieme più di tre notti di fila ricevevano un avvertimento, e se insistevano venivano puniti entrambi: in un villaggio pagarono la stessa ammenda per aver dormito insieme tutti i giorni. E a chi si offendeva perché lei aveva passato la notte con un altro, o perché si era rifiutata di massaggiarlo, i compagni ricordavano con energia che non era sua moglie, che non aveva su di lei nessun diritto, che apparteneva al dormitorio intero, e che a insistere avrebbe rimediato una punizione.
La regola aveva due facce, e il dormitorio puniva le infrazioni da entrambe le parti: non si poteva tenere qualcuno per sé, e non si poteva nemmeno rifiutarlo. Quando due si mostravano apertamente innamorati e insistevano per dormire assieme, i compagni li prendevano per mano e li trascinavano fuori, dicendo loro di andare a celebrarsi il matrimonio da soli, a casa propria, senza di loro.
Una ragazza cercava di coricarsi sempre con lo stesso giovane; gli altri le chiesero se al ghotul ci fosse un solo chelik, se anche loro non lo fossero, e finirono per cacciarli tutti e due. Rientrarono dopo aver pagato al gruppo una rupia di alcol.
Il caso opposto finiva allo stesso modo. Il capo del dormitorio, un tipo piuttosto mediocre, si era innamorato della Malko; lei lo trattava con sdegno e, benché le fosse stato detto più di una volta di coricarsi con lui, ogni volta si ingegnava di farsi cambiare compagno.
L’incaricato la convocò e le chiese se fosse venuta al ghotul per il proprio piacere o per quello degli altri, se fosse venuta per giocare o per tenere il broncio, e le disse che in quel caso poteva restare a casa sua. Lei rifiutò di nuovo. Elwin annota che era bella e che prodigava il suo affetto agli stessi che la cacciarono: aveva rotto il cameratismo del gruppo, e quello non le fu perdonato.
Il motivo, uno di loro lo disse a Elwin con una chiarezza che nessun commento raggiunge. Si scambiavano le compagne perché volevano che tutti fossero felici: se due vivessero troppo a lungo come marito e moglie, alcuni sarebbero più felici degli altri, e i migliori ragazzi e le migliori ragazze diventerebbero proprietà di individui invece che del ghotul. Il resto sarebbe infelice.
La promiscuità non è l’origine, è la riforma
Il tipo antico, secondo Elwin, era quello a coppie fisse: resisteva nelle zone più isolate e presso i gruppi muria di più antico insediamento, ed erano i Muria stessi a descrivere l’altro come un miglioramento recente, adottato per togliere di mezzo gli scandali e le gravidanze.
Quando lui scrive, il passaggio è ancora in corso: su 347 dormitori di cui raccoglie notizie, 269 avevano adottato le regole nuove e 78 avevano conservato quelle vecchie. Il che rovescia una lunga tradizione di idee sui popoli primitivi: nel ghotul la promiscuità non era il punto di partenza ma quello di arrivo, e nel tipo antico era proprio la cosa vietata. Al momento dell’inchiesta la conversione procedeva in una sola direzione, e nessun dormitorio risultava tornato indietro.
Le regole cambiarono per motivi che non hanno niente di ideale. Un attaccamento profondo, negli anni che precedevano il matrimonio, produceva fughe e rapimenti: la coppia scappava, la ragazza restava incinta, e il matrimonio si faceva lo stesso, ma fuori dalle combinazioni matrimoniali già decise. E quelle combinazioni non erano sentimentali: servivano a unire famiglie e a estinguere prestiti vecchi di anni. Un matrimonio irregolare rompeva le alleanze e lasciava i conti dove stavano.
Una frase che gli fu ripetuta più volte riassume tutto: in questo modo non si perderanno per amore.
La seconda ragione è di tutt’altra natura, e riguarda il concepimento. Le regole nuove si proponevano uno scopo anticoncezionale. I Muria ritenevano che il concepimento avvenisse solo quando un uomo e una donna restavano insieme a lungo, in una serie ininterrotta di rapporti: la gravidanza esigeva una concentrazione, e la fedeltà a un solo compagno era la condizione che la rendeva possibile. Interrompere il ciclo doveva impedirla.
Un capo villaggio la mise così: un ragazzo poteva avere rapporti tre volte nella stessa notte senza conseguenze, ma se tornava dalla stessa ragazza per più di tre giorni di seguito lui si sarebbe ammalato e lei avrebbe rischiato di restare incinta.
La credenza non era un’eccentricità muria. Elwin la mette accanto a quella dei Tikopia raccolta da Firth, dove un figlio non si concepisce con un solo atto ma con una serie di depositi ravvicinati, e a quella melanesiana registrata da Seligman, dove una ragazza non si aspetta un bambino se non è frequentata con assiduità per un mese buono. Era una teoria della riproduzione condivisa da mezzo mondo, e per mezzo mondo l’unica a disposizione.
Chi le abbia scritte, quelle regole, si vede bene in un episodio che Elwin raccoglie. Due giovani misero incinta una ragazza, pagarono cinque rupie di ammenda, lei fu sposata in fretta. Le altre, che si sentivano cadere addosso il discredito, andarono dagli anziani del villaggio a dire che la colpa non era loro: erano i chelik a forzarle. Gli anziani stabilirono allora che maschi e femmine dormissero insieme solo ogni tre giorni, e ogni volta cambiando compagno. Nessuna di queste decisioni nasceva da un’idea sull’amore. Nascevano da un danno già avvenuto, e da qualcuno che doveva rispondere di quello dopo.
Una regola che ha resistito alla propria smentita
Elwin aveva le regole nuove davanti agli occhi e ne sentiva ripetere la giustificazione da tutti. Andò a contare. Chiese a 2.000 uomini sposati dove fossero cresciuti e se avessero messo incinta una ragazza del dormitorio. 720 venivano dai ghotul a coppie fisse, 1.280 da quelli a rotazione obbligatoria. Le gravidanze risultarono 80: 25 nel primo gruppo, 55 nel secondo. Una ogni 28 uomini dove si restava con la stessa persona, una ogni 23 dove si cambiava ogni tre notti.
Il metodo adottato per non far nascere bambini ne faceva nascere qualcuno in più di quello a cui era subentrato.
Elwin non si limita a registrare lo scarto, prova a spiegarlo. Nei dormitori a coppie fisse vigeva spesso un’altra regola, che con la fedeltà non c’entrava: un ragazzo non poteva avere rapporti con la sua compagna più di una o due volte alla settimana, e a non permetterglielo erano i capi. Dormivano tutti insieme, in uno spazio ristretto, e il controllo era facile. Le gravidanze lì erano meno perché i rapporti erano meno, non perché il legame durasse.
Il che rende la smentita più netta, non meno. Secondo la teoria muria la coppia stabile era la condizione che il concepimento richiedeva, quindi avrebbe dovuto essere il caso peggiore in assoluto: e invece, perfino con i rapporti razionati, dove si cambiava compagno ogni tre notti le gravidanze erano di più.
Il punto non è che avessero torto. Una prescrizione può sopravvivere alla caduta della sua ragione, e continuare a essere difesa con quella ragione, se nel frattempo ha imparato a fare un altro lavoro. I numeri esistevano ed erano ricavabili da chiunque avesse voglia di chiederlo in giro; la regola rimase lo stesso, e anzi si estese, perché a convertirsi erano i dormitori antichi e mai il contrario.
L’altro lavoro il ghotul lo dichiarava apertamente: impedire che qualcuno venisse scelto più degli altri. Le due cose stanno insieme in quella sola frase raccolta da Elwin, dove un ragazzo dice che le compagne si scambiavano perché altrimenti alcuni sarebbero stati più felici degli altri. Non c’è nessuna gravidanza, lì dentro. C’è un sistema che si era dato una giustificazione tecnica per una regola che serviva a tenere insieme il gruppo, e che se la tenne anche quando smise di reggere.
Amore e potere nelle relazioni: chi assegnava le coppie
Nel dormitorio a rotazione i ragazzi non si sceglievano. C’era un incaricato che sorvegliava le ragazze e formava le coppie consultandosi con la capitana, e decideva chi dormiva con chi e quando si cambiava. «Sono io a comandare le ragazze», diceva a Elwin uno di loro: ogni due o tre giorni faccio una nuova ripartizione e comunico chi debba coricarsi con chi. Le forme cambiavano da villaggio a villaggio.
In alcuni ghotul le ragazze passavano il pettine fra i capelli dei ragazzi che avrebbero avuto quella sera come compagni, e chi non distribuiva le proprie preferenze con equità pagava un’ammenda. Ma il principio era lo stesso: l’abbinamento era un atto d’ufficio.
Elwin lo scrive senza giri di parole: nessun giovane era in grado di scegliere liberamente la sua compagna. Il numero delle possibilità era altissimo, e a compilare l’elenco era qualcun altro — e chi decide quali opzioni compaiono non è chi le percorre.
Questo non significa che l’accesso fosse meccanico. Non ci si doveva precipitare su una ragazza: era sconveniente avere rapporti con lei la prima volta che ci si coricava insieme, e bisognava accertarsi che fosse pronta, corteggiarla, portarle regali fabbricati a mano, forcine e pettini e piccole borse da tabacco. I ruoli, rispetto ai nostri, risultavano rovesciati: il rapporto sessuale era un dovere per l’uomo e un diritto per la donna, un compenso per le seccature delle mestruazioni e i dolori della maternità.
Chi aveva passato la notte accanto a un compagno rimasto inerte glielo rinfacciava il giorno dopo, mentre gli pettinava i capelli: era notte o giorno? perché ti sei coricato al mio fianco come un cadavere? «Una notte senza amore», diceva una di loro, «sembra lunga come dodici anni».
Il sistema si prendeva cura del piacere di tutti, e aveva una sola eccezione.
I tre capi del dormitorio avevano diritto a una compagna fissa, oppure a sceglierla da sé a ogni cambio, senza informare nessuno. In un villaggio l’incaricato e la capitana dormivano sempre insieme mentre tutti gli altri cambiavano ogni due o tre giorni. E quando una ragazza fu espulsa per essersi legata a un ragazzo solo, la condizione per riammetterla fu che dormisse tre notti consecutive con ciascuno dei tre capi. Accettò, e rientrò.
Un sistema che vieta l’esclusività a tutti tranne che a chi la amministra non sta distribuendo il desiderio. Sta togliendo a ciascuno il diritto di essere scelto, e restituendolo a tre persone. L’uguaglianza erotica, come tutte le uguaglianze proclamate, ha i suoi esenti, e gli esenti sono quelli che la fanno rispettare.
La fonte che permette di scrivere questa frase è la stessa che ha costruito l’idillio. Elwin ammira il ghotul dichiaratamente, e chiudendo il suo volume scrive che nella vita e nell’educazione di quei dormitori ci sono elementi che faremmo bene a studiare. I dati che rovinano quella lettura non li ha nascosti: stanno nelle sue stesse pagine, nei capitoli sulla disciplina e sulle gravidanze, contati uno per uno.
Quello che il ghotul rende visibile
Mentre i Muria smontavano le coppie dei loro dormitori, i dormitori cominciavano a chiudere. Elwin, che scrive negli anni Quaranta, lo registra già: in una zona il ghotul è quasi sparito, lungo il confine nord-orientale sta cadendo in disuso, altrove ha ceduto il posto a incontri furtivi sotto le verande, e in un villaggio l’edificio è stato abbattuto per ordine del proprietario del terreno. Sul destino di quell’istituzione la discussione sulle regole non ha inciso niente.
Resta il meccanismo, che non è muria. Una regola sui legami nasce per un motivo, il motivo cade, e la regola non cade con lui: si presenta con la stessa faccia e nel frattempo è passata a fare un altro mestiere. Chi la difende continua a nominare il motivo vecchio in buona fede, perché è l’unico formulato. Dentro il ghotul nessuno aveva mai messo in fila i numeri delle gravidanze, e quando li allinea Elwin non è per contestare niente, è per curiosità di etnologo.
Le nostre norme sui legami somigliano a quelle muria più di quanto ci faccia comodo. Non perché anche noi vietiamo l’attaccamento, ma perché anche da noi si continua a spiegare cosa una coppia debba essere con ragioni che appartengono a un’altra epoca: la stabilità dei figli quando i figli si facevano a vent’anni, il patrimonio quando c’era un patrimonio da tenere insieme, la reputazione quando il paese era la platea. La differenza è che loro quella regola l’avevano stabilita in una riunione, dopo un fatto preciso, e sapevano dire di quale riunione e di quale fatto si trattasse.
C’è poi il modo in cui il ghotul viene raccontato fuori, e quello è un secondo meccanismo. Da quando Elwin l’ha descritto è servito da prova: che la gelosia sia culturale, che la repressione sessuale sia un’invenzione occidentale, che si possa organizzare il desiderio senza produrre infelicità. Tutte cose che, prese una per una, si difendono. Ma erano già la conclusione prima della lettura, e in quelle pagine c’è anche un incaricato che assegna le coppie, ci sono tre capi esenti dalla rotazione, e c’è una ragazza riammessa a condizione di dormire con tutti e tre.
Quando una società lontana serve a dimostrare qualcosa, la parte che non serve smette di essere visibile: è lo stesso motivo per cui le comunità più strette non erano più calde, erano solo più costose da lasciare.
Il ghotul non ci offre un modello e non ci accusa di niente. Fa una cosa sola, e la fa meglio di qualunque esempio nostro: mostra una comunità nell’atto di decidere quanto attaccamento può sopportare, e di scriverselo in una regola. Da noi quella decisione non la prende nessuno in particolare, il che non vuol dire che non venga presa.

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